Committente: Architetti Meneghelli e Valdinoci - Verona

Camera e obiettivi: Nikon

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«Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. (...) L'amico Francesco Vescovi lo accompagnò a cavallo per il primo tratto di strada. Lo scalpitio delle bestie risuonava nelle strade deserte. Albeggiava, la città era ancora immersa nel sonno, qua e là agli ultimi piani qualche persiana si apriva (...). Erano giunti in cima ad una salita. Drogo si voltò indietro a guardare la città controluce; fumi mattutini si alzavano dai tetti. Vide di lontano la propria casa. Identificò la finestra della sua stanza. Probabilmente i vetri erano aperti, le donne stavano mettendo in ordine. (...)
Tutto il vallone era già zeppo di tenebre violette, solo le nude creste erbose, a incredibile altezza, erano illuminate dal sole quando Drogo si trovò improvvisamente davanti, nera e gigantesca contro il purissimo cielo della sera, una costruzione militaresca che sembrava antica e deserta. Giovanni si sentì battere il cuore poiché quella doveva essere la Fortezza, ma tutto, dalle mura al paesaggio, traspirava un'aria inospitale e sinistra. Girò attorno senza trovare l'ingresso. (...)
Finalmente Drogo provò a chiamare: “Ohilà”, gridò, “c'è nessuno?”.
Dall'ombra accumulata ai piedi delle mura sorse allora un uomo, un tipo di vagabondo e di povero, con una barba grigia e un piccolo sacco in mano. (...)
“Di chi cerchi, signore?” domandò.
“La Fortezza cerco. È questa?”
“Non c'è più fortezza qui” fece lo sconosciuto con voce bonaria. “È tutto chiuso, saranno dieci anni che non c'è nessuno”.
“E dov'è la Fortezza allora?” chiese Drogo, improvvisamente irritato contro quell'uomo.
“Che Fortezza? Forse quella?” e così dicendo lo sconosciuto tendeva un braccio, ad indicare qualcosa.
In uno spiraglio delle vicine rupi, già ricoperte di buio, dietro una caotica scalinata di creste, a una lontananza incalcolabile, immerso ancora nel rosso sole del tramonto, come uscito da un incantesimo, Giovanni Drogo vide allora un nudo colle e sul ciglio di esso una striscia regolare e geometrica, di uno speciale colore giallastro: il profilo della Fortezza. »

Tratto da: Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”, Arnoldo Mondadori Editore Spa, Milano 1945