Committente: Dott. R. V. Sticcer

Camera e obiettivi: Nikon

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L'ARCA DEI GIOCHI


Scriveva Victor Hugo che “dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l'inquilino”. In questo caso la casa-conchiglia, posta al piano alto di un trecentesco e petrigno edificio situato nel nucleo ombelicale del centro storico, è articolata attorno a due scale a chiocciola che collegano i due piani dell'abitazione e i due piani della terrazza.
A questo punto pare già prefigurato l'identikit degli abitatori: due architetti, il “professore”, e la gentile signora, dinamica “castellana”, dedita alla conduzione domestica che comporta anche la gestione di un rosso gatto sornione.
La influente presenza di due architetti potrebbe far pensare ad una casa accessoriata di arredi e oggetti di design conformi ai dettami di una moda più o meno aggiornata alle tendenze contemporanee. Invece, la casa (dimora e officina) dei due architetti è decisamente inconsueta. Pochi e semplici mobili ottocenteschi, un grande pannello decorativo - di impronta liberty - dipinto da Galileo Chini per la Biennale di Venezia del 1914, moltissimi libri, sedici cavalli (da giostra, a dondolo, di legno, di cartapesta, bianchi, marroni, neri, dorati, indigeni, europei, indiani, cinesi), e un'infinità di apparenti bibelots (un 'moro' di Fornasetti, alcuni 'mori' in maiolica di Caltagirone, busti e statuette di santi, burattini, ex-voto, presepi, piccoli retabli, vecchie scatoline metalliche, angioloni di cartapesta, isolatori elettrici di porcellana, quadri, affiches dei primi del Novecento, stampe popolari), raccolti nelle fiere paesane, nei mercati antiquariali, e costituenti le 'stratificazioni' di una cultura aperta alle seduzioni più disparate e contrastanti.
Una casa quindi, o meglio una vivace e multicolore 'arca dei giochi', entro la quale rinnovare, ogni giorno, il piacere del diverso, la libertà del divertimento, il sorriso per la scoperta di cose temporaneamente dimenticate, l'evocazione dei viaggi, di emozioni, di momenti gioiosi vissuti dai due architetti felicemente coniugati da oltre quarantotto anni. Una casa creata per dare spazio all'immaginazione e al continuo e sempre inedito godimento di un affollato campionario di cose superflue, ma significanti per tratteggiare i ritratti dei due abitatori, necessarie soprattutto ad esorcizzare le eventuali insidie della noia.

R. V. Sticcer